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Corde e fiducia – by Zetsu Nawa

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Questo articolo è stato pubblicato da Zetsu Nawa il 12 Marzo di quest’anno. Qui la versione originale in inglese. Precisando che condivido in pieno l’analisi e gli spunti di riflessione di Zetsu Nawa, vi propongo una traduzione in italiano, che pubblico su autorizzazione dell’autore.

Corde e fiducia – 12 marzo 2018 – Zetsu Nawa

Sembra che ogni volta che vado a Tokyo un tema emerga spontaneamente dal viaggio. Questa volta il tema è la fiducia.

In ogni tipo di operazione d’affari in Giappone, la fiducia o shinrai (信頼) è il fondamento della maggior parte delle relazioni. Fare lo sforzo di andare in Giappone e sedersi di fronte alle persone, così da poterle guardare negli occhi mentre si discute è importante, e fa un’enorme differenza nel tipo di affari che si possono concludere.

Quando ho parlato con i miei partner d’affari Giapponesi della possibilità di far loro visita, hanno suggerito che sarebbe stato utile; così per la maggior parte della settimana sono stato impegnato in incontri con le persone con le quali mi ero impegnato a costruire una relazione di fiducia nell’anno trascorso. Incontrandoli di persona si sono aperti in un modo che non sarebbe mai stato possibile comunicando a distanza.

Questo mi ha fatto pensare a come i giapponesi si approcciano anche al bondage. Il concetto di consenso non fa parte della cultura giapponese, né viene capito molto bene in Giappone. Penso che la nozione più profonda di shinrai prenda il posto del consenso, e crei una sensazione diversa di sicurezza e tranquillità.

Durante un incontro con Randa Mai, gli chiesi perché avesse iniziato a esibirsi, e la sua disposta fu molto diretta: voleva mostrare al pubblico che il kinbaku si basa sulla fiducia. Voleva che le persone vedessero il livello di fiducia che non soltanto può esistere, ma deve esistere fra due persone che si esibiscono insieme in uno show SM.

Le corde e il sadomaso, spiegava, si basano sullo shinrai.

Mentre cominciavo a pensarci meglio, ho iniziato a chiedere in giro. Il mio amico Desi La, mi disse che avrei dovuto informarmi sul concetto di makaseru, che significa affidare qualcosa a qualcun altro. Lui sentiva questo concetto come profondamente radicato nella cultura giapponese.

Se ti è mai capitato di mangiare in sushi bar dove lo chef sceglie il tuo pasto, potresti già conoscere il concetto di omakase, che si traduce più o meno come “lascerò che ci pensi tu”. La parola omakase viene da makaseru e incarna la nozione di affidare il tuo benessere a un’altra persona.

Sempre più spesso ritrovavo l’idea di shirai e makaseru nella cultura giapponese. In particolare, sembra essere un fondamento della maniera in cui i Giapponesi sono inclini a considerare le relazioni tra chi lega e chi si fa legare.

A differenza della nozione occidentale di consenso, che presuppone che tu sappia cosa sta per succedere quando leghi (puoi solo acconsentire a qualcosa di cui hai conoscenza), la fiducia presuppone esattamente l’opposto. La fiducia si base sull’ignoto. Non ci fidiamo di un sushi chef che ci porta quello cui noi abbiamo acconsentito. Ci fidiamo di lui esattamente perché scelga per noi senza la nostra conoscenza, e basandosi su quello che lui o lei pensa sia meglio per noi.

La fiducia, a differenza del consenso, si basa anche sulla relazione. Viene costruita nel tempo. Ha diversi gradi e granularità. Si evolve. È fragile e richiede cura e pazienza. Tutte cose con le quali la mente occidentale ha un rapporto difficile. Le relazioni di fiducia non sono mai bianco o nero.

Dall’altra parte, il consenso è binario. O c’è, o non c’è. Può essere dato o revocato con una sola parola in ogni momento, per qualsiasi ragione, o per nessuna ragione affatto. È veloce, chiaro, facile e diretto. Rimuove il nebuloso elemento umano (o almeno si prefigge di farlo) e lo rimpiazza con semplicità logica e legalistica.

Penso che il bisogno del consenso per gli occidentali, e la nostra costante discussione a questo proposito nasca da un problema più profondo: non ci fidiamo molto gli uni degli altri.

Una delle cose belle di quando si lega in Giappone, almeno nella mia esperienza, è che la relazione, dalla prima volta che si fa bondage insieme, inizia con la fiducia. Quando lego qui, sento che la persona che sto legando ha affidato il suo benessere a me. Sembra di toccar qualcosa di sacro e fragile. So che, una volta finito, la nostra relazione sarà diversa da quando abbiamo iniziato, e spero che la differenza sia per il meglio.

Lo sento anche a casa, ma soltanto perché ho relazioni che hanno impegnato anni a sviluppare quel tipo di connessione. È stato l’effetto di un’esperienza prolungata, non un’assunzione sulla quale quelle relazioni sono state costruite.

Comincio a domandarmi se il consenso sia una soluzione maldestra a un problema molto più grosso. Forse in occidente dobbiamo pensare a costruire una cultura della fiducia. Una forma mentale basata sul consenso presuppone una mancanza di fiducia di principio, al punto che per specificare che ci fidiamo di qualcuno siamo costretti a usare il costrutto “cosensual non-consent”, dal suono orwelliano. Quando diciamo questo, quello che intendiamo dire veramente, è che ci fidiamo.

Esattamente come non fa parte della nostra cultura sederci al ristorante e dire “sorprendimi”, altrettanto non fa parte della nostra cultura dare valore alla fiducia nelle nostre relazioni, persino in quelle D/s. Certamente non è il nostro punto di partenza.

Il problema potrebbe essere intrattabile. Non lo so. Forse il consenso è necessario in occidente tanto quando è necessario lo shinrai in Giappone. Vedo persone impegnarsi così a fondo per far funzionare la cultura del consenso qui. Ogni volta che vedo una campagna come “Il consenso è sexy” o “il consenso spacca”, mi sento un po’ imbarazzato. Generalmente non abbiamo bisogno che ci venga detto cosa è o non è sexy, o cosa “spacca” o “non spacca”. Non abbiamo mai avuto bisogno di una campagna come “il sesso è divertente!” perché, per la maggior parte dei casi, nessuno deve essere persuaso di questo.

Penso che dovremmo preoccuparci di più del perché noi, come cultura, abbiamo bisogno di questo profilattico legale prima che ci possiamo anche soltanto toccare.

Ciò che ha chiuso il cerchio per me, è stato legare una donna di nome Mari al Bakuyukai sabato sera. Le ho chiesto quale stile di legatura preferisse.

La sua risposta: “Omakase”.

Archiviato in:Altro da Kirigami il Giugno 2, 2018

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